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“L’Economico”
di Senofonte viene considerato il primo esempio, a noi noto,
di letteratura economica. I commentatori si affrettano a
sottolineare che questo trattarello non ha nulla a che fare
con l’economia politica in senso moderno, ma e’ pur sempre
un libro di economia e
quindi di management.
Il
libro e’ in forma di dialogo. Nella prima parte il giovane e
ricco Critobulo discute con Socrate quale sia la maniera
migliore di amministrare il patrimonio familiare. Nella
seconda parte, Socrate riferisce a Critobulo una conversazione
da lui avuta con il ricco e nobile Iscomaco, un imprenditore
agricolo rispettato in tutta la città come “perfetto
gentiluomo”. Da questa conversazione Critobulo potra’
trarre gli elementi fondamentali della tecnica economica,
apprendimento di cui egli e’ alla ricerca.
Significative
sono le prime battute tra Socrate e Critobulo.
LA DEFINIZIONE DI AMMINISTRAZIONE
“Dimmi,
Critobulo, - chiese Socrate - amministrazione e’ forse il
nome di una scienza, come la medicina, l’arte del fabbro e
la carpenteria?”
“A
me pare proprio di si”, disse Critobulo
“E
cosi’ come possiamo dire qual’e’ l’oggetto di queste
arti, potremmo dire qual’e’ l’oggetto dell’amministrazione?”
“Pare
proprio – disse Critobulo- che al buon amministratore spetti
di governare bene la sua casa”
“E
– disse Socrate – non potrebbe amministrare bene, volendo,
anche la casa di un altro, se uno gliela affidasse, come la
sua? Un carpentiere esperto e’ capace di
fare per un altro lo stesso lavoro che fa per se’ , e
cio’ vale anche per l’amministrazione”
“Mi pare
proprio, Socrate”
“Quindi e’
possibile che chi conosce quest’arte, anche se non si trova
ad avere ricchezza personale, riesca a guadagnarsi un salario,
amministrando la casa di un altro, proprio come se la
costruisse?”
“Si, per Zeus, e guadagnerebbe anche un buon salario, se
fosse capace di prendere in mano la gestione di una casa, di
pagare le spese dovute e ingrandire la casa creando maggiore
ricchezza”
Ecco,
dunque, poste le fondamenta del manager professionale e del
suo obiettivo di sviluppo (ingrandire la casa) come
responsabilita’ primaria.
Solo
dopo che sono a posto questi concetti fondamentali, e’
possibile passare all’esame delle tecniche.
Critobulo
si sente, ora, piantato su solide fondamenta, e chiede a
Socrate di insegnargli le tecniche. Ma gli sorge un dubbio.
LA RICCHEZZA
“E’
giusto perseguire nuove ricchezze oppure, Socrate, sei
convinto che siamo gia’ abbastanza ricchi e non abbiamo
affatto bisogno di aggiungere altre ricchezze?”
E
Socrate pone con grande chiarezza e con grande finezza una
distinzione importante.
“Io
- dice Socrate - non ho bisogno di niente, perche’ mi sono
dato un tenore di vita che
e’ in linea con il mio modo di vivere, e perche’ ho
tanti amici che mi aiuteranno in caso di necessita’. Quindi
io sono sufficientemente ricco. Ma tu, per l’attivita’ che
fai e per la notorieta’ che hai, per gli oneri che ti impone
la collettivita’ e lo Stato, tu sei piuttosto povero. Percio’
devi perseguire nuova ricchezza”
La
legittimazione di fondo di queste nuove ricchezze che
Critobulo deve perseguire e’ in funzione del suo ruolo nello
sviluppo della città’.
LE
TECNICHE
Socrate
si rifiuta, pero’, di guidare Critobulo allo studio delle
tecniche “perche’ non le conosco - dice -non le conosco
praticamente, concretamente. Anche le tecniche
sono importanti, e vi e’ un solo modo per impararle.
Osservare quelli che hanno avuto successo. Una volta mi resi
conto che quelli che pure esercitano la stessa attivita,
alcuni impoveriscono del tutto e altri si arricchiscono
notevolmente: io me ne meravigliai e mi parve
che valesse la pena di indagare questo fenomeno.
osservando bene trovai che in cio’
non v’era nulla di strano, dato che chi esercitava le
sue attivita’ a casaccio ne aveva delle perdite, e chi
invece si dava da fare con intelligenza e giudizio compiva la
sua attivita’ piu’ rapidamente, piu’ facilmente e con
maggiori guadagni. Io penso che anche tu, se vuoi, e se gli dei non lo
impediscono, imparando da loro, diventerai abile gestore dei
loro affari”
Ecco
impostato il metodo dei casi aziendali. E il “case study”
che Socrate illustra a Critobulo e’ quello di Iscomaco,
imprenditore agricolo di successo e , per questo, chiamato “uomo
nobile”.
IL CASO ISCOMATO
Iscomato
e’ sempre in giro, al mercato, nella città’, sui campi, a
sorvegliare, incitare, guidare. Questo e’ possibile perche’
sia la casa (centro di consumo) sia l’impresa agricola (
centro di produzione), sono ben presidiate e organizzate
secondo principi, in parte comuni.
Socrate
vorrebbe conoscere le tecniche dell’agricoltura, ma Iscomaco
incomincia da ben altre cose. Il suo pensiero si articola
secondo la seguente progressione:
1)
“Gli dei non hanno reso lecito un uomo di avere prosperita’
se non sa quello
che vuole e non si sforza di compierlo”.
Quindi
in primo luogo chiarezza strategica e “will to manage”
(sforzarsi di farlo).
2)
“Arrivato in campagna metti che stiano piantando o lavorando
il maggese o seminando o riportando al riparo il raccolto, io
controllo come avviene ogni cosa e li correggo, se conosco, un
procedimento migliore di quello che fa”.
Dunque,
al secondo posto, profondo, intenso, competente coinvolgimento
del capo.
3)
“Tuttavia non trascuro le cose che tu dici, o Socrate, dato
che ho dei sovraintendenti nei miei campi”.
Il
terzo punto e’ avere dei buoni
manager.
4)
Cio’ apre il problema della selezione, della comunicazione
interna, delle motivazioni, dei premi, delle punizioni, ecc.
In sintesi le riflessioni e le idee di Iscomaco sono le
seguenti:
-
il sovraintendente deve essere selezionato essenzialmente non
in base alle sue conoscenze tecniche ma in base alla sua
disponibilita’ , alla lealta’, all’apprendimento, all’impegno,
al desiderio di un corretto guadagno.
-
se non vi e’ quest’indole, nessun training puo’ formare
un sovraintendente. Ma se vi e’ quest’indole sia la lealta’
che l’impegno possono essere oggetto di training.
-
per questo e’ meglio assumere dei giovani e formarli dall’interno,
affinche’ cresca in loro una forte identificazione con l’azienda,
un forte spirito di corpo
-
e la realta’ come si insegna?
“Dando
con generosita’ - disse Iscomaco - quando gli dei ci
concedono in abbondanza qualche bene questo strumento e’ il
migliore che io veda per generare lealta’”. Noi diciamo
partecipazione in funzione dei risultati.
-
Ma non basta, ci vuole anche una piena e aperta comunicazione
interna. “Chi deve essere in grado, quando me ne vado, di
amministrare al posto mio, non deve conoscere
esattamente le cose che conosco io?”
-
“Quando vedo che si prendono cura delle cose li lodo ...
infatti quelli che sono ambiziosi sono stimolati alle
lodi”. Quindi una motivazione basata non solo sulla
ricompensa pecuniaria.
-
“Quando il padrone da’ l’esempio di trascuratezza e’
difficile che il dipendente diventi diligente
... Chi
vuol fare diventare diligente qualcuno deve essere lui stesso
capace di sorvegliare le attivita’ e ispezionarle, premiare
volentieri l’autore di una cosa ben fatta, non esitare a
infliggere la pena appropriata a chi e’ negligente”.
-
Ma al sovraintendente non va insegnata solo la lealta’ e l’impegno
sul lavoro. Gli va insegnato anche a tenere lontano le mani, a
non rubare. E qui giovano ancora una corretta ricompensa, una
severa sanzione. Ma ci vuole qualcosa di piu’, Ci vuole un
corretto mix tra le leggi di Dracone (che si limitano a porre
punizioni per coloro che cadono in fallo) e
quelli di Solone (che non solo punisce i colpevoli, ma premia
anche i giusti).
-
e infine il sovraintendente deve anche imparare a comandare.
“Non e’ certo una cosa da ridere - disse Iscomaco -
chiunque sia capace di insegnare alla gente a essere capace di
comandare e’ chiaro che e’ capace di insegnare alla gente
a essere padroni, e chi e’
capace di insegnare alla gente a essere padroni, sa anche
insegnare a essere re ... Mi pare che un sovraintente simile
abbia molti meriti”
E
iscomaco si addentra anche in questo capitolo che ha due
pilastri. Il sovraintendente deve saper trasmettere giu’
nell’organizzazione tutti i principi che abbiamo toccato
prima, sicché il sistema della selezione, del training, della
comunicazione interna, delle motivazioni, dei premi e
punizioni. E poi deve essere competente. Piu’ precisamente
deve sapere “cosa fare, quando, come.”
LEADERSHIP,
IMPRESA, RAPPORTI TRA PROPRIETA’ E MANAGEMENT,
AMMINISTRAZIONE, TECNICA, IN UNA PAROLA CULTURA D’IMPRESA.
Gia’ le parole antiche di Senofonte bastano ad introdurre
concetti tanto moderni.
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